Statuto dell'associazione elaborato dalla prima Assemblea Costitutiva, firmato a Firenze il 25 marzo 2011, sotto la supervisione del notaio Carlo Speranzini.
Link per accesso Open Acess alla prima parte del volume 3 della rivista Storia dell'informatica italiana. Il capitolo 36, L'Iformatuca Umanistica, scritto dalla professoressa Marina Buzzoni, è stato utilizzato come fonte per delineare la storia dell'Associazione AIUCD riportata nella home page di questo archivio.
Episodio del programma Digital World di Rai Cultura, Parla Nicola Barbuti Nicola Barbuti, docente presso il Dipartimento di studi umanistici dell'Università di Bari, racconta di una sperimentazione molto interessante sul Codice sinaitico della British Library, effettuata utilizzando un software per il riconoscimento grafico. L'uso di questo software ha rivelato che il manoscritto venne realizzato dalla stessa mano e non da mani differenti, come invece si era sempre ritenuto. Lo studio dei grafi, in questo caso, apre quindi delle prospettive di ricerca incredibili riguardo l'integrazione tra strumenti digitali e cultural heritage.
Episodio del programma Digital World di Rai Cultura, Parla Nicola Barbuti
Gli strumenti dell'umanesimo digitale integrano metodologie e tecnologie del data science con tecnologie più tradizionali del data humanities. Il digitale, spiega il professor Nicola Barbuti, deve essere una riscoperta del patrimonio culturale attraverso un approccio diverso, non più limitato agli specialisti di settore ma più diretto, basato sulla creazione di competenze digitali e culturali.
Episodio del programma Digital World di Rai Cultura, Parla Nicola Barbuti
L'approccio alle risorse storiografiche che il digitale consente è a 360 gradi: si basa su tutti i generi di risorse, ci spiega il professor Nicola Barbuti. È quindi un approccio olistico al cultural heritage, che comprende tutti i tipi di materiali, fino ad arrivare anche al cinema, soprattutto ai film più datati. Naturalmente, con un'attenzione ai diversi tipi di reperti. Il problema è come utilizzare questi informazioni in termini di conservazione non solo come dati fini a sé stessi ma anche e soprattutto come fonte di conoscenza dei processi tramite cui si sono generati.